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lunedì 30 agosto 2010

Allora riposata durante le ferie? UUhhhhhh, aspetta che striscio fino alla scrivania e ti rispondo...



Allora...

Le ferie sono finite.
Che ho fatto io durante le ferie?
Lavorato, ecco.

Ah, pure un trasloco,l'ennesimo

Risultato:
sono più stanca di prima.

Poi in questi giorni mi è arrivata un'email strana.
Di un lettore
che ha preso e mollato tutto per andare a vivere in Costa Rica....



Io l'ho letta mentre lavoravo, nella mia settimana di ferie, per alzare qualche soldino.

E insomma ci ho dovuto riflettere un pò.

Anche perchè è un bel pò che penso
che in fondo non è mica vero che io voglia solo lavorare....
....cioè a me sono i soldi per vivere che servono
perchè fosse per me me ne starei bella felice a dipingere e fare i miei lavoretti vari (non so descriverli meglio che lavoretti...)

Ho anche rifatto il banner.

Vabeh rifatto è una parolona
modificato va...

solo che a casa ora non mi riesco a collegare
e il banner è li.

Comunque che vi devo dire?
Io ho bisogno di un anno sabatico...
...ma dalla vita però, non solo dal lavoro.

Stancherrima

M'

venerdì 30 aprile 2010

Volevo fare il giardiniere!

Quante volte avete pensato "voglio farmi venire l'idea geniale, quella che mi cambierà la vita"
Io diciamo una media di 15/25 volte al giorno.
Forse se smettessi di pensarci lascerei spazio alla testa per averla davvero un'idea.
Nel frattempo comunque vi segnalo un paio di persone che l'idea geniale l'hanno trovata. Uno è quello che si è inventato queste piante "Aeree"....


...lui le ha chiamate string garden, letteralmente giardini a filo; In effetti non è che abbia usato molta fantasia nel nome, chissà, forse l'aveva finita per l'idea. Comunque l'idea l'ha avuta, ed ora vive (bene) facendo questi microgiardini volanti. Potete vederne di più (e semmai vi piacessero anche comprali credo) sul sito:
http://www.stringgardens.com/

Un altro genio, che però dubito ci si stia arricchendo, è il fondatore della guerrilla gardening, di cui sono venuta a conoscenza attraverso il gruppo della mia ex-città (sic): Giardinieri Sovversivi Romani. Di questi non ho trovato il sito, ma solo la pagina su facebook. Siccome sono loro "fan" appunto su facebook, ogni tanto mi mandano gli aggiornamenti delle loro attività, e li trovo veramente GANZI (il termine è mutuato dal loro statuto, me lo perdoni chiunque non sia toscano).
Cosa fanno in pratica? Piantano aiuole, alberelli e fiorellini nelle metropoli, e spesso nei posti più strani.
Potete saperne di più dal sito di un altro gruppo di giardinieri sovversivi:
http://www.guerrillagardening.it/
E ora veniamo a qualche esempio: questo è il gruppo romano:































E questi invece (a dire il vero molto più fantasiosi) vengono da altre parti del mondo:






















































Beh, e se non volevano fare i giardinieri questi...... ^.^

Un verdissimo ciao gentaglia


P.s. Metto qui sotto lo statuto dei giardinieri sovversivi romani, io lo trovo spassosissimo!!

Uno spettro si aggira per la metropoli, lo spettro del guerrillagardenismo.
Colpiremo ovunque troveremo degrado e abbandono.
Saremo una spina nel fianco di tutte le amministrazioni negligenti.
Non abbiamo e non vogliamo amici potenti.
Siamo amici solo del signore e della signora "fare".
Il nostro nemico pubblico numero uno si chiama "blablabla".


Cittadino,affacciati e prendi nota:

Più fiori!

Basta terrazzi tristi!

Basta giardini tristi!

Ricordati di annaffiare e di parlare con il tuo cane.
Spiegagli che quei fiori sono lì per tutti.
Non calpestarli, aiutali a crescere e a moltiplicarsi!

Impara bene questi verbi:

-rinverdire
-colorare
-rallegrare
-annusare
-trapiantare
-seminare
-concimare
-innaffiare
-sovvertire

Impara questo aggettivo:

GANZO.

Ganzi siamo noi che attraversiamo la metropoli e agitiamo le nostre vanghe nella terra per seminare gioia.

Ganzi siete voi che ci sostenete.

Hai un vivaio? Donaci le piantine.

Hai un amico o un parente che ha un vivaio? Fallo diventare nostro amico.

Fai di cognome Vivaio? Ci servi a poco ma sei sempre il benvenuto.

Fai di nome Vivaio? Unisciti a noi... certo però che cavolo di genitori che hai!

Giardinieri sovversivi romani. Azione verde per restituire braccia rubate al giardinaggio.



venerdì 23 ottobre 2009

guardaroba emozionale



Lo so che come canzone è un pò scontata, ma a me ha sempre toccato il cuore.
Mi sembra giusto aggiornare questo blog, soprattutto dopo la scia di commenti al mio ultimo post lamentoso.

Anzi veramente credo che l'ultimo commento che ho ricevuto, di Old wayfarer, valga di essere messo in prima pagina:


La situazione lavorativa in Italia è sempre stata disastrosa. La necessità di emigrare fa parte oramai del nostro DNA. E' dalla fine dell'800 che lasciamo le nostre case, i nostri amici e i nostri amori a caccia di un lavoro che, lontano spesso da quello dei nostri sogni, può diventare quello della nostra vita.

E, con l’eccezione degli amanti dell’avventura, non è mai stata una scelta facile (per le donne, poi, non ne parliamo).
Né per chi va, né per chi resta.

Il rischio è che persone che si vogliono bene si allontanino affettivamente, oltre che fisicamente (e parlo per esperienza). I legami fra esseri umani non seguono le leggi biologiche del “tutto o nulla” ma quelle fisiche della continua trasformazione.
Lo strappo di chi parte e la frustrazione di chi resta (che magari non ha condiviso o non è stato partecipe della scelta) non sono colpe per nessuno. Per questo ci si può incontrare su terreni diversi da quelli usuali…



io non avrei trovato parole migliori per dirlo, magari anche perchè la sto ancora attraversando quella fase, e non ho la razionalità di metterla nero su bianco.

Quello che sto passando in questi giorni è una tempesta emozionale. In realtà nel quotidiano sorrido e sono abbastanza serena. In fondo la qualità della mia vita è notevolmente migliorata. Non avrei fatto questo grande passo se non fosse stato per questo.
Mentre scrivo ho come sottofondo le onde, stasera il mare è in tempesta, e gia questo per me è una ricchezza che non avrei mai pensato di avere.
Però dentro qualcosa brucia. Brucia quello che ho lasciato, e bruciano le conseguenze di ciò che ho invece trovato.

Fino a non moltissimo tempo fa non sapevo nemmeno in che regione si trovava oristano, e ora mi ci ritrovo a vivere.

E' facile? Assolutamente no.
Nella casa in cui sono ci sono troppi problemi, così sto per trasferirmi, e affrontare il secondo trasloco in meno di un mese.
E questo lo devo fare da sola.
Nel primo Daniele era con me.

Ora invece sono proprio sola, e nel prendere le mie scelte sto commettendo un sacco di errori. Ma ci sono, credo, anche scelte giuste.
Se devo fare un bilancio, sinceramente nel complesso è positivo, certo però a che prezzo?!

Oggi è arrivato mio padre, uomo di 62 anni con un'anca non funzionante, che per la figlia ha affrontato una notte in poltrona di un traghetto, e oggi come conseguenza zoppicava. L'ho lasciato solo tutto il giorno, perchè io dovevo lavorare.
Gli avevo lasciato le chiavi sotto lo zerbino.
Quando a fine giornata sono rientrata e l'ho trovato a casa mi veniva da piangere per quanto ero felice.
Mi ha abbracciato per più di 20 minuti. Siamo rimasti così, abbracciati...perchè lui sa.

Mi ha portato a mangiare fuori, e poi coccolata per tutta la sera. Mio padre ha fatto quello che sto facendo io prima di me. Prima di me è partito da solo per lavoro, per il bene di tutti, per il bene mio. Così quando ci siamo visti non ho dovuto spiegare nulla. Lui sapeva, e l'unica cosa che ha fatto è stato abbracciarmi a lungo, finchè il freddo che avevo nel cuore, che ho creato per poter fare tutto ciò, non è passato, e mi sono finalmente sentita al sicuro.

Ma ragazzi, io magari piango, frigno e faccio i capricci su questo blog, ma non lo faccio perchè abbia chissà quale dolore nel cuore. io sono convinta della mia scelta. SOno convinta che il lavoro sia parte fondante di una persona, e se dovevo passare dalla grande capitale ad una minuscola cittadina di un'isola per trovarlo, bej sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Io frigno in questo blog solo perchè in questo modo riesco a lasciare le frigne qui, e procedere col sorriso.
Metto qui quello che mi angoscia e ce lo lascio.
Insomma una specie di guardaroba dei dolori. Come quando entri in un locale stupendo in pieno inverno, e te lo vorresti godere, ma hai giacca e borsa che ti impediscono di ballare. La cosa più logica è cercare il guardaroba e lasciarceli.
Ecco cosa è questo blog per me, il guardaroba delle emozioni scomode. Le scrivo qui, e le deposito, in modo da poter affrontare tutto il resto a testa alta, e il mio sorriso a 80 denti.
Cavolo quanto rumore, quando dolore, per trovare un pò di pace...
....e dire che io, VOLEVO SOLO LAVORARE!!!

lunedì 12 ottobre 2009

Primo bilancio sardo

Ecco qui, la prima settimana del nuovo lavoro è passata. Direi che è decisamente arrivato il momento di fare un primo e molto generico bilancio.

Direi di farlo da copione:


1. LA SVEGLIA

Roma:
nei sei mesi di disoccupazione sveglia verso le 13 ad opera delle mie due gatte che muoiono di fame, ed avendo imparato che miagolare non ha effetto (perché ottengono solo che le chiudo fuori) hanno imparato a farmi le fusa nelle orecchie per ore, finchè non cedo.

Nei sei di impiego (come sapete questa è sempre stata la media finora) sveglia alle 6 per entrare in ufficio alle 9.30. Le gatte nemmeno sanno che esisto a quell’ora, latte e caffè trangugiato in bagno nei tre secondi in cui mi preparo, e poi un’ora e passa di traffico a passo d’uomo, durante la quale maledico me, tutti gli altri sfigati in coda con me, il mio datore di lavoro per non aver capito che dovrebbe spostarsi vicino a casa mia, le gatte per non avermi fatto le fusa, Veltroni o chi per lui, tanto non importa chi è, e tutto l’emisfero sud occidentale per trovarsi sulla mia stessa strada in quello stesso momento. E soprattutto il tizio con la smart che è convinto che siccome la sua macchina è poverina mutilata di un fondoschiena, può comportarsi come se fosse su uno scooter mentre ha una cazzo di macchina in mano in cui trallaltro non si può nemmeno trombare, e rompe solo le palle.
Al secondo semaforo mi torna su il latte e parte la gastrite. Arrivo in ufficio, sempre e comunque in ritardo, vuoi per un incidente, vuoi per il semaforo di viale regina margherita che è semestrale, o per occasionali lavori in corso. Fatto sta che arrivi in ritardo. Segue spiata della collega arrivista e sfigata che viaggia con la metro al capo, e la mattina inizia con una fantastica cazziata.

Oristano:
sveglia alle 8.30 per essere in ufficio alle 9.00
Colazione per ora in spiaggia, poi certo quando farà freddo in salone con finestrone su spiaggia.
Le gatte variabili. A quell’ora alcune volte hanno fame, altre le sveglio io e mi vengono dietro.
Alle 9:00 mi metto in macchina, semafori non ce ne sono. Alle 9.02 mi fermo per comprare il giornale. Alle 9.04 mi fermo a prendere un caffè. Alle 9.10 sono in ufficio. I colleghi non ci sono, tranne una, e il capo non si vedrà fino all’una. Gli altri arriveranno verso le 10.
Accendo il pc e leggo la posta, poi sbrigo le cose più urgenti e vado al bar nella piazza vicina, con i colleghi arrivati, a prendermi un caffè. Sono circa le 10.30

2. IL PRANZO

Roma.
Vabe nei mesi da disoccupata semplicemente non c’è, in pratica coincide con la colazione
Quando lavoro invece la pausa in teoria inizia alle 13.30 e finisce alle 14.30
In quel lasso di tempo riesci più o meno ad arrivare al bar a piedi (mica vorrai prendere la macchina??? Gia ci ho messo un’ora a trovare parcheggio la mattina, non la sposto nemmeno se mi spari e anche la sera mi piange un po’ il cuore a muoverla da li), fare la fila per vedere cosa c’è da mangiare oggi, poi fare la fila per fare lo scontrino. Poi ordinare il tuo cazzo di panino, prenderlo e portartelo in ufficio. Perché per quando te l’hanno scaldato sono le 14.30 e devi rientrare, mangiando mentre cammini. Ovviamente anche in quel caso ritarderai di 10 minuti, e troverai pronta la collega sfigata, che il pranzo se lo cucina sempre la sera prima e se lo porta in quelle tristissime vaschette sigillate, che appena possibile farà notare al tuo capo che anche a pranzo eri in ritardo.
Ma muori, tu e le tue cazzo di vaschette.

Oristano. La pausa è alle 13
Alle 13.05 sono a casa. Metto l’acqua per la pasta, mangio, e poi faccio il pisolino
Il rientro è tra le 15.30 e le 16.00, a proprio piacimento.
Io in genere arrivo alle 15.40, e siccome non trovo nessuno e non ho le chiavi, me ne vado al bar a prendere un caffè.
Non credo serva aggiungere altro.

Anzi per oggi proprio non aggiungo niente. Vi dico solo che non ho più gastrite da 7 giorni, e questa volta il pensiero del semestrale mi terrorizza. Si perché anche questa volta ho solo un contratto di sei mesi.

Incrociate le dita per me, che non sia il solito sfruttamento a contributi zero, perché io non ce la faccio più. Ho lasciato casa, città, amici ecc ecc, inseguendo il sogno di quel lavoro. Cavolo per i nostri genitori era solo una rogna, per me è la mecca, il santo grahal, la mitica atlantide e babilonia unite….

Da Roma a Oristano, dicendo addio a tutto e tutti….cazzo deve fare di più una persona per smettere di essere precaria?
IO VOGLIO SOLO LAVORARE!!!!!!

giovedì 12 febbraio 2009

Compensazioni psico-emozionali

6 ore a casa in 5 giorni. 4 ore di media di sonno a notte. 15 ore di lavoro di media al giorno.

Da quando ho aperto questo blog sembra che sia partita la legge del taglione: ah! vuoi lavorare? eccoti servita! Ovviamente non posso rifiutare. Chi lo sa se ci sarà anche il mese prossimo. Meglio accumulare e fare più soldini possibile questo mese.

Però...mi mancano tanto le mie gatte, Nina e Topi....si lo so non si può chiamare "topo" un gatto, ma me le hanno date che avevano gia i nomi, e mi sembrava uninutile violenza cambiarli. Mi mancano i miei riti mattutini, il mio balcone, le mie piante...mi manca il pc, e travian, e il telefilm serale.

Tristemente ci sono altre cose (...) che invece non mi mancano per niente, anzi. Come si affrontano questi cambiamenrti? Come si affronta il giorno in cui non ti manca più e anzi ti senti sollevata?

Non lo so, ma temo che lo scoprirò presto. Daltronde lo ho sempre saputo. E' un pò come fumare...so benissimo che mi fa male, ma continuo a farlo, consapevole del fatto che arriverà il giorno in cui mi dovrò separare da questo stimolante autolesionismo...se non ne morirò prima. So che mi uccide, ma so anche che un giorno me ne schiferò, così, senza ragione, solo succederà, e ne farò a meno con soddisfazione e supplizio. Un pò come se correre il rischio di suicidarmi creasse la gioia di essere ancora viva. Un pò come se lavorare troppo creasse, e giustificasse, la piacevole calma che si vive quando il lavoro non c'è. Un pò come se soffrire per amore rendesse bella la consapevolezza di essere sempre e comunque soli, capovolgendo il significato di solitudine.

Lo so cosa state pensando: io devo tornare in terapia....se non lo pensate voi lo sto pensando comunque io :)

Ora vado a dormire, che domani ho la sveglia alle 5. In pratica mi restano tre ore di sonno.....ma in fondo....restare svegli oltremodo per avere meno paura del giorno in cui inizieremo a dormire, senza mai più smettere...

Domani sera credo che avrò il tempo di scrivere qualcosa di più sensato di questo mezzo delirio notturno. Ho ancora tanti temi interessanti da toccare. E visto che il tempo scarseggia, ma le idee sono mille, rinnovo l'appello ad aiutarmi. Chiunque voglia scrivere su questo blog me lo dica!!!

Notte notte stelline mie.