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mercoledì 13 ottobre 2010

Casa



lunedì 30 novembre 2009

cambio prospettiva...

Pian pianino sto ricostruendo tutto....
ho rimesso i post che avevo nascosto e ora vi spiego anche cosa era successo:

...il punto è che tra le cose da affrontare con il trasloco troppo spesso non considero che la differenza nel vivere qui non consiste solo nelle strade o nell'accento, ma sono gli schemi mentali, le dinamiche quotidiane ad essere profondamente diverse.
Nel caso specifico, molto innocentemente, essendo abituata io ad essere un puntino in una grande città, e quindi per definizione assolutamente anonima e inritracciabile, avevo lasciato nel blog indicazioni personali abbastanza precise.
Rintracciarmi qui però, anche solo con la foto del giardino che avevo messo è cosa semplice come trovare l'auditorium a Roma (chi vive a Roma sa cosa intendo...c'è un cartello auditorium ogni tre metri da l'olgiata ad anagnina)

Chi potrebbe cercarmi tuttavia? In effetti pensavo nessuno, quantomeno nessuno di cui debba preoccuparmi, invece caso ha voluto che google abbia tirato fuori il mio blog in seguito alla ricerca...diciamo di donnine disponibili proprio nel paesino in cui mi ero stabilita io.

Questo lo so perchè nelle statistiche del blog mi fa vedere anche come le persone sono arrivate al mio blog, e quindi quali parole inserite nei motori di ricerca vi hanno portato qui.

Insomma, leggendo che ero uscita fuori ad una persona che non cercava esattamente un racconto da leggere, ma cose ben più serie, e rendendomi conto di come uscisse il fatto che vivevo sola e dove, me la sono fatta addosso :P

Fortunatamente però avevo gia deciso di lasciare quella casa, era troppo isolata per me, e quindi negli stessi giorni ho fatto il secondo trasloco nel giro di due mesi.

A parte il fatto che ormai sono Ms Muscolo, a forza di caricare e scaricare scatole, ma adesso ho imparato la lezione: questa città è in pratica un paesone, ed è decisamente l'ora che inizi a muovermi con maggiore discrezione.


Beh questo è tutto

A presto ciccifrulli
la precaria saluta

lunedì 26 ottobre 2009

Essere normali....

"Ci vuole tempo
per tirare fuori la gioia dalla vita."



Oggi vorrei parlare di un tema a me molto caro e noto. Come sempre vi suggerisco anche una musica da mettere in sottofondo per la lettura. Ovviamente siete liberi di fregarvene, però è particolarmente adatto. E' un brano dal film "Il favoloso mondo di Ameliè".
Particolarmente adatto perchè Ameliè è uno stato mentale che conosco bene, e riaffiora negli ultimi giorni sempre più spesso...
Il tema, giusto, il tema è: sentirsi "l'altro"...

Devo dire che è una sensazione che conosco meglio di quanto non avrei mai desiderato.
Certo sentirsi "l'altro" può significare un sacco di cose. Ma nel mio caso è sempre signignificato sentirti altro dalla normalità.
E non perchè io mi sia mai sentita "non normale", ma solo perchè questo è il modo in cui ho sempre percepito che mi vedevano le persone.
Niente metafisica in questo, la spiegazione è semplicissima. Per il lavoro di mio padre, fin da piccolissima, non ho fatto altro che cambiare città. Nord, sud centro. Piccole città e metropoli, Italia o estero, non faceva differenza.
Ad agosto si sapeva la destinazione, e via, chiudere i bauli e partire. Nuovo giro, njuova corsa.
Io sono nata in Liguria, da un padre pugliese e una madre toscana. Non riesco nemmeno ad immaginare che accento potessi avere la prima volta che dalla liguria sono stata portata a Roma. So però che dal primo giorno ogni due parole che pronunciavo erano una risata dei miei compagni.
Ero l'altro. La cosa strana. Non perchè avessi niente di strano addosso, ne perchè io mi sentissi tale, ma erano gli altri a farmelo notare, a farmi sentire così.
I traslochi sono stati tanti, ma insomma la ligure nel percorso è approdata anche a Messina...
Ricordo benissimo una mattina, in seconda media, in cui si parlava in classe dell'unità d'italia, e dei problemi di integrazione che ebbero i siciliani per colpa dei pregiudizi. Ricordo gli sguardi dei miei compagni come se fossi io la colpevole di tutto...
Magari me lo sono immaginato, anzi probabile, però quel ricordo ce l'ho.
Per tutta la vita sono arrivata in un posto in cui io ero "l'altro" e gli altri erano "noi".

A 18 anni non sopportavo più quella sensazione. Certo ormai a molte dinamiche tipiche mi ero abituata, e non ci soffrivo più, ma avevo bisogno di trovare un noi.
Così quando ad agosto mia madre mi riferì che si andava a vivere a Bruxelles risposi "buon viaggio".
Ovviamente ne seguì una lotta furiosa. Dovevo fare il primo anno di università e mi avevano gia iscritto nella migliore facoltà di giurisprudenza belga.
Solo che io ero stanca, ed erano anni che dicevo ai miei che non avevo alcuna intenzione di studiare giurisprudenza.
Così usai quella che finora era stata la loro arma a mio favore. Ricordate? La Vale è forte. Beh in quel caso fu uno tzunami. li minacciai di denunciarli di sequestro di persona se mi avessero costretto ad andare con la forza. Ormai ero finalmente maggiorenne, e le scelte le prendevo io.
Furono giorni terribili, che iniziavano all'alba con urla furiose, e terminavano solo quando avevamo tutti finito la voce. Ma alla fine ebbi la meglio.
Ecco, è da allora che smisi di essere l'altro.
Finalmente Iniziai a sentirmi noi.
La lingua lunga ce l'ho, l'aggressività pure, così creai il noi più definito e ben governato che le mie risorse mi permetterssero.
Nel tempo avevo anche modificato il mio accento...
Da quel giorno sono passati quasi 14 anni. Nel frattempo sono diventata il noi? Veramente no.
A dire la verità non ero riuscita a tirarlo fuori nemmeno nell'intimità un noi, a dire il vero credo di essere considerata universalmente un pò strana, ache se almeno ora in senso buono.
Il mio accento è quasi romano...quasi nel senso che i romani mi chiedono ancora di dove sono, ma per tutti gli altri sono decisamente romana.

Perchè stasera me ne esco con queste regressioni quasi freudiane?
Perchè oggi mi sono successe due cose che mi hanno riportato a quello stato infantile dell'altro, e poco dopo ne sono stata tratta fuori con una dolcezza che poteva venire solo da chi non si rendeva conto di pronunciare parole per me magiche e profondissime. Parole che ad altri sarebbero suonate scontate, anzi che probabilmente non sarebbero nemmeno state registrate.
Io però vi voglio raccontare solo le prime, anche perchè almeno sdrammatizzo un pò questo post, che pur non volendolo anche stasera è caduto sul pesante.
Ebbene tutto nasce dal discutibile modo di Marrazzo di utilizzare il suo tempo libero. Penso che il fatto sia noto a tutti: Marrazzo, presidente del Lazio, ha ammesso di essere stato con un trans, trallaltro in compagnia di tanta neve bianca.
A me sinceramente è dispiaciuto solo per la sua famiglia, perchè al livello politico ultimamente ho una gran confusione. Tuttavia stamattina al bar mi è stata fatta una battuta "complimenti per il presidente della tua regione"
Niente, sono entrata in crisi. COme la mia regione?? Ma io vivo in Sardegna. Mica sono qui in trasferta per una settimana.
Io la Sardegna l'ho scelta, dopo travagliate settimane di riflessioni. E' stata una scelta ponderata, e ora sono qui.
Certo nn è che posso considerarmi Sarda. Insomma a dire la vertità, nessuno se la prenda, ma nemmeno ci tengo molto, però cavolo...quella frase mi ha fatto cadere in uno stato di insostenibile fragilità che avevo da tempo dimenticato.
Sono altro, sono fuori. Anzi più semplicemente, ancora una volta sono terza parte. Perchè in ognuno di noi c'è io, noi, e la terza parte.

Mi viene il dubbio che questo mio status non sia cronico e malato.
Non è che ne ho bisogno? Come a dire...voi pensate che essere normali sia essere "noi", mentre io sono così abituata ad essere la terza parte, che me la vado a cercare, perchè in fondo è quella la mia normalità?

Poi inaspettata, in questo mio caos, arriva quella frase, quel pensiero, che mi urla il contrario. li per li non l'ho notato...ma subito ho ripreso a sorridere.
E così stasera, dopo aver tanto pensato alle cose successe, mi rendo conto che devo smettere di farmi paranoie vittimiste.
No, non mi piace essere l'altro. Lo ho sempre odiato, e col senno di poi capisco anche di non esserlo mai stato veramente. ERo diversa certo, per piccolissime cose, ma non è mai esistito posto in cui la mia diversità non si trasformasse subito in "buffa" e poi in "simpatica" fino al non dovermi più definire con nient'altro che Vale.

Boh, quante persone saranno arrivate alla fine di questo post? Scusate, mi rendo conto che spesso divento noiosa, ma l'ho detto, questo blog a me serve. Qui tiro fuori, qui faccio lunghi percorsi emitivi, qui tiro fuori e abbandono.

Diciamo che dal momento che la mi terapista poverina ci ha lasciato, da allora parlo qui, invece che con lei.

Ora però non venite a chiedermi la parcella, che è un periodaccio

Notte notte amorini miei
La strega vi saluta e va fare le ninne.

venerdì 23 ottobre 2009

guardaroba emozionale



Lo so che come canzone è un pò scontata, ma a me ha sempre toccato il cuore.
Mi sembra giusto aggiornare questo blog, soprattutto dopo la scia di commenti al mio ultimo post lamentoso.

Anzi veramente credo che l'ultimo commento che ho ricevuto, di Old wayfarer, valga di essere messo in prima pagina:


La situazione lavorativa in Italia è sempre stata disastrosa. La necessità di emigrare fa parte oramai del nostro DNA. E' dalla fine dell'800 che lasciamo le nostre case, i nostri amici e i nostri amori a caccia di un lavoro che, lontano spesso da quello dei nostri sogni, può diventare quello della nostra vita.

E, con l’eccezione degli amanti dell’avventura, non è mai stata una scelta facile (per le donne, poi, non ne parliamo).
Né per chi va, né per chi resta.

Il rischio è che persone che si vogliono bene si allontanino affettivamente, oltre che fisicamente (e parlo per esperienza). I legami fra esseri umani non seguono le leggi biologiche del “tutto o nulla” ma quelle fisiche della continua trasformazione.
Lo strappo di chi parte e la frustrazione di chi resta (che magari non ha condiviso o non è stato partecipe della scelta) non sono colpe per nessuno. Per questo ci si può incontrare su terreni diversi da quelli usuali…



io non avrei trovato parole migliori per dirlo, magari anche perchè la sto ancora attraversando quella fase, e non ho la razionalità di metterla nero su bianco.

Quello che sto passando in questi giorni è una tempesta emozionale. In realtà nel quotidiano sorrido e sono abbastanza serena. In fondo la qualità della mia vita è notevolmente migliorata. Non avrei fatto questo grande passo se non fosse stato per questo.
Mentre scrivo ho come sottofondo le onde, stasera il mare è in tempesta, e gia questo per me è una ricchezza che non avrei mai pensato di avere.
Però dentro qualcosa brucia. Brucia quello che ho lasciato, e bruciano le conseguenze di ciò che ho invece trovato.

Fino a non moltissimo tempo fa non sapevo nemmeno in che regione si trovava oristano, e ora mi ci ritrovo a vivere.

E' facile? Assolutamente no.
Nella casa in cui sono ci sono troppi problemi, così sto per trasferirmi, e affrontare il secondo trasloco in meno di un mese.
E questo lo devo fare da sola.
Nel primo Daniele era con me.

Ora invece sono proprio sola, e nel prendere le mie scelte sto commettendo un sacco di errori. Ma ci sono, credo, anche scelte giuste.
Se devo fare un bilancio, sinceramente nel complesso è positivo, certo però a che prezzo?!

Oggi è arrivato mio padre, uomo di 62 anni con un'anca non funzionante, che per la figlia ha affrontato una notte in poltrona di un traghetto, e oggi come conseguenza zoppicava. L'ho lasciato solo tutto il giorno, perchè io dovevo lavorare.
Gli avevo lasciato le chiavi sotto lo zerbino.
Quando a fine giornata sono rientrata e l'ho trovato a casa mi veniva da piangere per quanto ero felice.
Mi ha abbracciato per più di 20 minuti. Siamo rimasti così, abbracciati...perchè lui sa.

Mi ha portato a mangiare fuori, e poi coccolata per tutta la sera. Mio padre ha fatto quello che sto facendo io prima di me. Prima di me è partito da solo per lavoro, per il bene di tutti, per il bene mio. Così quando ci siamo visti non ho dovuto spiegare nulla. Lui sapeva, e l'unica cosa che ha fatto è stato abbracciarmi a lungo, finchè il freddo che avevo nel cuore, che ho creato per poter fare tutto ciò, non è passato, e mi sono finalmente sentita al sicuro.

Ma ragazzi, io magari piango, frigno e faccio i capricci su questo blog, ma non lo faccio perchè abbia chissà quale dolore nel cuore. io sono convinta della mia scelta. SOno convinta che il lavoro sia parte fondante di una persona, e se dovevo passare dalla grande capitale ad una minuscola cittadina di un'isola per trovarlo, bej sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Io frigno in questo blog solo perchè in questo modo riesco a lasciare le frigne qui, e procedere col sorriso.
Metto qui quello che mi angoscia e ce lo lascio.
Insomma una specie di guardaroba dei dolori. Come quando entri in un locale stupendo in pieno inverno, e te lo vorresti godere, ma hai giacca e borsa che ti impediscono di ballare. La cosa più logica è cercare il guardaroba e lasciarceli.
Ecco cosa è questo blog per me, il guardaroba delle emozioni scomode. Le scrivo qui, e le deposito, in modo da poter affrontare tutto il resto a testa alta, e il mio sorriso a 80 denti.
Cavolo quanto rumore, quando dolore, per trovare un pò di pace...
....e dire che io, VOLEVO SOLO LAVORARE!!!

lunedì 12 ottobre 2009

Primo bilancio sardo

Ecco qui, la prima settimana del nuovo lavoro è passata. Direi che è decisamente arrivato il momento di fare un primo e molto generico bilancio.

Direi di farlo da copione:


1. LA SVEGLIA

Roma:
nei sei mesi di disoccupazione sveglia verso le 13 ad opera delle mie due gatte che muoiono di fame, ed avendo imparato che miagolare non ha effetto (perché ottengono solo che le chiudo fuori) hanno imparato a farmi le fusa nelle orecchie per ore, finchè non cedo.

Nei sei di impiego (come sapete questa è sempre stata la media finora) sveglia alle 6 per entrare in ufficio alle 9.30. Le gatte nemmeno sanno che esisto a quell’ora, latte e caffè trangugiato in bagno nei tre secondi in cui mi preparo, e poi un’ora e passa di traffico a passo d’uomo, durante la quale maledico me, tutti gli altri sfigati in coda con me, il mio datore di lavoro per non aver capito che dovrebbe spostarsi vicino a casa mia, le gatte per non avermi fatto le fusa, Veltroni o chi per lui, tanto non importa chi è, e tutto l’emisfero sud occidentale per trovarsi sulla mia stessa strada in quello stesso momento. E soprattutto il tizio con la smart che è convinto che siccome la sua macchina è poverina mutilata di un fondoschiena, può comportarsi come se fosse su uno scooter mentre ha una cazzo di macchina in mano in cui trallaltro non si può nemmeno trombare, e rompe solo le palle.
Al secondo semaforo mi torna su il latte e parte la gastrite. Arrivo in ufficio, sempre e comunque in ritardo, vuoi per un incidente, vuoi per il semaforo di viale regina margherita che è semestrale, o per occasionali lavori in corso. Fatto sta che arrivi in ritardo. Segue spiata della collega arrivista e sfigata che viaggia con la metro al capo, e la mattina inizia con una fantastica cazziata.

Oristano:
sveglia alle 8.30 per essere in ufficio alle 9.00
Colazione per ora in spiaggia, poi certo quando farà freddo in salone con finestrone su spiaggia.
Le gatte variabili. A quell’ora alcune volte hanno fame, altre le sveglio io e mi vengono dietro.
Alle 9:00 mi metto in macchina, semafori non ce ne sono. Alle 9.02 mi fermo per comprare il giornale. Alle 9.04 mi fermo a prendere un caffè. Alle 9.10 sono in ufficio. I colleghi non ci sono, tranne una, e il capo non si vedrà fino all’una. Gli altri arriveranno verso le 10.
Accendo il pc e leggo la posta, poi sbrigo le cose più urgenti e vado al bar nella piazza vicina, con i colleghi arrivati, a prendermi un caffè. Sono circa le 10.30

2. IL PRANZO

Roma.
Vabe nei mesi da disoccupata semplicemente non c’è, in pratica coincide con la colazione
Quando lavoro invece la pausa in teoria inizia alle 13.30 e finisce alle 14.30
In quel lasso di tempo riesci più o meno ad arrivare al bar a piedi (mica vorrai prendere la macchina??? Gia ci ho messo un’ora a trovare parcheggio la mattina, non la sposto nemmeno se mi spari e anche la sera mi piange un po’ il cuore a muoverla da li), fare la fila per vedere cosa c’è da mangiare oggi, poi fare la fila per fare lo scontrino. Poi ordinare il tuo cazzo di panino, prenderlo e portartelo in ufficio. Perché per quando te l’hanno scaldato sono le 14.30 e devi rientrare, mangiando mentre cammini. Ovviamente anche in quel caso ritarderai di 10 minuti, e troverai pronta la collega sfigata, che il pranzo se lo cucina sempre la sera prima e se lo porta in quelle tristissime vaschette sigillate, che appena possibile farà notare al tuo capo che anche a pranzo eri in ritardo.
Ma muori, tu e le tue cazzo di vaschette.

Oristano. La pausa è alle 13
Alle 13.05 sono a casa. Metto l’acqua per la pasta, mangio, e poi faccio il pisolino
Il rientro è tra le 15.30 e le 16.00, a proprio piacimento.
Io in genere arrivo alle 15.40, e siccome non trovo nessuno e non ho le chiavi, me ne vado al bar a prendere un caffè.
Non credo serva aggiungere altro.

Anzi per oggi proprio non aggiungo niente. Vi dico solo che non ho più gastrite da 7 giorni, e questa volta il pensiero del semestrale mi terrorizza. Si perché anche questa volta ho solo un contratto di sei mesi.

Incrociate le dita per me, che non sia il solito sfruttamento a contributi zero, perché io non ce la faccio più. Ho lasciato casa, città, amici ecc ecc, inseguendo il sogno di quel lavoro. Cavolo per i nostri genitori era solo una rogna, per me è la mecca, il santo grahal, la mitica atlantide e babilonia unite….

Da Roma a Oristano, dicendo addio a tutto e tutti….cazzo deve fare di più una persona per smettere di essere precaria?
IO VOGLIO SOLO LAVORARE!!!!!!

venerdì 10 aprile 2009

casca il cielo, casca la terra....

Faccio un pò fatica a scrivere questo post...mi dovete scusare, ma sto subendo in un modo che non mi aspettavo questo vivere sul tagatà causato dal terremoto...però, come si dice, the show must go on...

...e quindi andiamo avanti. Solo che come dicevo, questo terremoto mi sta abbastanza monopolizzando. Ma partiamo dall'inizio, domenica notte mi ero addormentata sul divano come mia becera usanza, ed ero li, con tanto di bolla al naso stile cartone giapponese, seduta con la testa piegata sulla spalla, stretta stretta tra le braccia di morfeo, quando sento il mio compagno urlare il mio nome. Aprendo gli occhi non riesco a capire bene...lui ha l'usanza ancor più becera di farmi scherzi in continuazione, magari proprio urlando nel pieno della notte, fingendo di avere un malore, quindi vederlo correre verso di me urlando il mio nome non mi ha stupito più di tanto. Però, pur rimanendo nel mio solito stato pacifico, tanto calma da essere "irritante" (qualcuno mi definisce così), i mobili che camminavano da soli li ho notati... quella scossa è stata veramente terribile, e purtroppo questo lo sappiamo tutti, però, non so perchè, io quella l'ho vissuta bene. Ero tranquilla. Diciamo che l'ho sottovalutata. Non era il mio primo terremoto, ne il peggiore, quindi l'ho lasciata andare così, senza rendermi conto che ora vivo a Roma, che non è zona sismica, quindi quella scossa pesante, ma non devastante, era devastante da un'altra parte.
Però, certo, poi me ne sono resa conto. La mattina dopo però. Li per li
ho aspettato che i mobili finissero di balllare e i muri si calmassero. Ho fermato i quadri e rimesso il calendario che era l'unica cosa ad essere cascata. Poi me ne sono tranquillamente andata a letto.
Il giorno dopo ho scoperto cosa era successo, con un dolore nel cuore che non so descrivere, ma sono sicura ogni lettore capisca benissimo...però pensavo che appartenesse ad altri. Insomma, avete presente quel dispiacere che è profondo, ma vi lascia vivere la vostra vita, perchè in fondo non è che siete a rischio, la vita va avanti, e l'unica cosa che vi può venire in mente è di mandare aiuto a chi sta soffrendo. Ecco, io la vivevo così, finchè non è arrivata la seconda. La seconda scossa, non so perchè, mi ha fatto l'effetto esattamente contrario. Da calmissima a ultra nervosa. La seconda mi ha terrorizzato. Perchè? Cosa è cambiato dalla prima alla seconda? E' cambiato che ho capito che era vicino a me, che non era una cosa isolata,un breve giro in tagatà, ma proprio un abbonamento al luna park, che però io non volevo.E' inutile che vi racconti le altre troppe scosse, sappiate solo che abito al quinto piano, e da domenica sera ogni 10/12 ore si balla. E l'attico, che mi è sempre sembrato la posizione migliore, oggi non mi piace più tanto...insomma, ogni scossa è amplificata per 5, e mentre la vivi non puoi fare niente, certo non puoi uscire...devi solo aspettare che finisca, e sperare....ti fa sentire in una gabbia dell'ultimo miglio...certo non mi potrei lamentare, insomma qui a Roma siamo quelli a cui va meglio...però, che dire, da lunedì io ho il malditerra. E' una cosa che succede solo a chi sta in barca molti giorni. Dopo un pò il rollio ti entra dentro e non lo noti più, e quando alla fine torni a terra hai una sensazione opposta, la terra inizia a ballare, esattamente allo stesso ritmo con cui rollava la barca. Ecco, io da allora continuo a rollare, solo che il ritmo non è quello del mio amato mare, ma quello della terra che trema, minacciando di portarti giu. Insomma, sento scosse in continuazione, ma non ci sono...o meglio ci sono, ma non tutte quelle che sento io. Nel frattempo ho fermato i quadri mille volte, ho tremato mille volte, e mille volte ho ringraziato che il mio vero unico problema sia di essere una precaria, e non di essere sotto le macerie della casa dello studente dell'Aquila...un minuto per quei ragazzi, un minuto per tutti gli altri, un ricordo che non si spegnerà in un minuto, perchè se io da quattro giorni me la vivo così male, non riesco nemmeno ad immaginare cosa sia per loro, e sinceramente spero di non capirlo mai
...come dire, ho premura di vivere
Non mi criticate, non mi giudicate, lo so che non sono politically correct, so che non si dovrebbe esprimere la voglia di vivere di fronte alla morte...ma io ormai sono sballata da questo malditerra. Spero di ricominciare a connettere non appena finirà.
Buona notte stelle, e se non si fosse capito, ho paura!!!!

domenica 8 febbraio 2009

I segreti del centro di Roma

Incredibile, è la terza volta che riscrivo questo post, e infatti ora lo sto scrivendo su word, perché se perdo tutto un’altra volta mi viene un esaurimento nervoso. La prima volta avevo scritto tante cose nel dettaglio, facendo anche un po’ la splendida. La seconda volta mi sono limitata a fare la spiritosa. Ora, terza volta che tento di scrivere le stesse cose, mi sa che vi tocca una palla terribile…
…no daiiiiiiiii, scherzooooooooooo

O quasi…ci provo a scriverla bene.
Quello che volevo raccontare è che ho iniziato ad andare da sola, nelle vie che vanno da piazzale della Marina a piazzale flaminio. Insomma, il cuore di Roma. E infatti sto finendo a casa dei più noti nomi dello scenario italiano e non solo. Ma la cosa che raccontavo non è sui vip, che poco mi interessano sinceramente, bensì su una cosa strana che ho scoperto: nel pieno centro romano esiste una stradina nascosta, parzialmente sterrata, che non risulta come strada al comune, ma solo come unico civico. In questa strana strada ci sono una serie di baraccacce con tantissime cassette della posta. Su ognuna di queste cassette moltissimi nomi di aziende, che, come mi ha detto un abitante di quella bizzarra realtà parallela, sono tutte ditte fantasma, o domicili fasulli. L’ho scoperto per caso, tentando di portare una raccomandata ad un destinatario in quella via ovviamente inesistente.
Mi sono segnata tutti i nomi. Nei prossimi giorni indagherò. Chissà che non scopra qualcosa interessante...
Ne avrei un altro milione di cose da scrivere, ma veramente mi è passata la voglia. L’unica cosa che posso fare a questo punto è un’anticipazione sugli argomenti che affronterò nei prossimi giorni:
- Lavoro: Ingegneri allo sbaraglio
- Racconti:Forse ho reso un precario sceneggiatore
- Ricette: Polenta e spuntature
- Reportage: i recapiti fantasma
- News: Nuovi scrittori che partecipano al blog (presentazione)
- Reportage: Il centro di Roma visto da una sociologa postina (fotografie)
Chiudo con un appello: ho visto che inizio ad avere qualche contatto: per favore scrivete, partecipate. Questo blog l’ho aperto pensando ad una cosa collettiva, che possa essere d’aiuto, quando per il lavoro, o la cucina, quando solo per farsi due risate. Quindi partecipate, scrivete scrivete scrivete…per cominciare può andare bene anche un semplice ciao
Ciao ciao