lunedì 30 novembre 2009

cambio prospettiva...

Pian pianino sto ricostruendo tutto....
ho rimesso i post che avevo nascosto e ora vi spiego anche cosa era successo:

...il punto è che tra le cose da affrontare con il trasloco troppo spesso non considero che la differenza nel vivere qui non consiste solo nelle strade o nell'accento, ma sono gli schemi mentali, le dinamiche quotidiane ad essere profondamente diverse.
Nel caso specifico, molto innocentemente, essendo abituata io ad essere un puntino in una grande città, e quindi per definizione assolutamente anonima e inritracciabile, avevo lasciato nel blog indicazioni personali abbastanza precise.
Rintracciarmi qui però, anche solo con la foto del giardino che avevo messo è cosa semplice come trovare l'auditorium a Roma (chi vive a Roma sa cosa intendo...c'è un cartello auditorium ogni tre metri da l'olgiata ad anagnina)

Chi potrebbe cercarmi tuttavia? In effetti pensavo nessuno, quantomeno nessuno di cui debba preoccuparmi, invece caso ha voluto che google abbia tirato fuori il mio blog in seguito alla ricerca...diciamo di donnine disponibili proprio nel paesino in cui mi ero stabilita io.

Questo lo so perchè nelle statistiche del blog mi fa vedere anche come le persone sono arrivate al mio blog, e quindi quali parole inserite nei motori di ricerca vi hanno portato qui.

Insomma, leggendo che ero uscita fuori ad una persona che non cercava esattamente un racconto da leggere, ma cose ben più serie, e rendendomi conto di come uscisse il fatto che vivevo sola e dove, me la sono fatta addosso :P

Fortunatamente però avevo gia deciso di lasciare quella casa, era troppo isolata per me, e quindi negli stessi giorni ho fatto il secondo trasloco nel giro di due mesi.

A parte il fatto che ormai sono Ms Muscolo, a forza di caricare e scaricare scatole, ma adesso ho imparato la lezione: questa città è in pratica un paesone, ed è decisamente l'ora che inizi a muovermi con maggiore discrezione.


Beh questo è tutto

A presto ciccifrulli
la precaria saluta

domenica 15 novembre 2009

Tanti auguri

Quante cose che dovrei scrivere. Ad esempio perchè ero sparita, ciao sono tornata, ecc ecc

beh non mi va, stasera ho solo voglia di scrivere e nessuna di spiegare. Stasera sono incastrata sul pensiero dei giorni speciali. Avete presente? Compleanni, anniversari, natale, capodanno, ecc ecc
Stasera vorrei parlare dell'inutilità e diciamo "semiotica" dei giorni speciali, se vi va, seguitemi e ditemi cosa ne pensate...

La mia riflessione è semplice: che senso hanno? Io l'unica cosa bella che ci vedo è che non si lavora. Ma probabilmente è proprio quello il loro significato, e la ragione della loro nascita.
ALmeno per natale e cavolate simili.
Ma i compleanni? Ma cosa festeggiamo?
Mio padre ogni compleanno della mia vita è riuscito a renderlo un momento di pessimismo.
Ad esempio l'anno in cui feci 29 anni mi chiamò per farmi presente che ero appena entrata nel mio trentesimo anno e ancora non avevo concluso niente.
Non potendo obbiettare sul secondo punto, iniziai una infervorata discussione sulla prima parte, e cioè che entravo nei 30
insomma ne compivo 29
facendo i conti dovetti però accettare che aveva ragione...entravo nei trenta.
E soprattutto
non avevo ancora concluso niente.
Tanti auguri insomma.
E cmq se festeggio 29, 15 o 70 anni...mica è un merito.
Vabe qualche mese fa sono stata ad un compleanno di una 100enaria.
QUello in effetti sembrava da festeggiare...non fosse stato che alla mia domanda "rosina è contenta di festeggiare i suoi 100 anni" Rosina ha risposto "sono stanca quand'è che muoio? E cmq tu chi sei? Sta a attenta a non peccare che il diavolo ti si porta"

Ecco, dicamo che Rosina "tu chi sei" me l'ha chiesto per tre anni. Ogni volta glielo spiegavo, capiva li per li, e diceva di volermi bene, però poi sempre la stessa domanda. Rosina c'è...la sua testa un pò meno.
Anche in questo caso dunque non saprei se sia davvero da festeggiare.

Ma parliamo anche del natale, visto che si avvicina.
Questo natale io per la prima volta dormirò dai miei genitori. SOno così eccitati che mi spavenano.
Non dormo a casa dei miei da più di 10 anni...e non so perchè ma per loro è una cosa insopportabile. Non capisco cosa possa significare, insomma mentre dormo mica sono con loro, mica parliamo...eppure sembra che sia tutto.
Probabilmente non lo capisco perchè non ho figli.
Cmq mi fanno paura, mi sembrano un uomo che corteggia una donna per 10 anni che non gliela da mai, e ora sa che la avrà in una data predefinita.
Inizio ad avere l'ansia da prestazione...saprò dormire come vogliono loro? Andrò a letto quando li renderà felici? E al risveglio riuscirò a non tirargli addosso un cuscino pensando che siano le mie gatte?

Poi sul natale ne avrei altre mille, ma insomma me le tengo per quando ci entreremo più nel caldo.

Una cosa bella però c'è nel natale, ed è come lo passiamo a casa mia.
Noi siamo 4
solo 4
sempre stati 4
niente di più
si pranza anche abbastanza in fretta, il menù prevede tortellini in brodo fatti a mano e lesso di polpettone e pollo in salsa e purea.
Da sempre che mi ricordi.
Dopo di che tutti davanti al camino a sonnecchiare.
Ecco quello è il momento più bello.
Insomma, il natale a casa mia è un giorno di puro relax. Nessun rumore, nessuna fatica. SI mangia leggero e poi ci si gode un giorno di puro relax tutti accoccolati l'uno sull'altro davanti al camino.
Il tempo si ferma, il mondo resta fuori. E torniamo tutti a quel momento di felicità in cui niente può nuocerci, niente può entrare. I telefoni sono muti perchè tutto il resto del mondo è impegnato in grandi festeggiamenti. Ma da noi no, da noi regna la pace.

E' il riposo dei guerrieri. Che sia per questo che i miei bramano tanto che dorma da loro? Per avere quel riposo? Tutti a casa, tutti sotto lo stesso tetto. Il camino che schioppetta, sul fuoco i panegacci liguri, mia madre che come sempre bisbiglia e mio padre che ormai ci sente poco o niente che fa finta di capire.
Io e mio fratello li guardiamo, sorridiamo, e tutti ci addormentiamo così, sui divani di fronte al camino.

Ma si va, in fondo queste feste un senso ce l'hanno...basta ricordarselo.

E poi...è il momento di fare degli auguri...

Non hanno granchè senso è vero, almeno finchè non siamo noi a darglielo.
Allora si che hanno un significato profondo.

Un buon non compleanno e non natale a tutti.
V'



giovedì 29 ottobre 2009

sospensione blog

AVVISO:
E' successa una cosa per cui sono costretta a chiudere il blog e nascondere temporaneamente tutto quanto detto nell'ultimo mese.

Il blog tonerà online domenica 29 con la spiegazione di questa sospensione.

Scusate, intanto stasera finisco il tralsoco ;)




Inserisci il resto del post qui

mercoledì 28 ottobre 2009

Se c'è una cosa che è immorale....

....è la banalità.



stasera parlo con parole d'altri. Le mie le ho messe nel ripostiglio, perchè erano troppo impazzite e si abbuffavano l'un l'altra


Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

lunedì 26 ottobre 2009

Essere normali....

"Ci vuole tempo
per tirare fuori la gioia dalla vita."



Oggi vorrei parlare di un tema a me molto caro e noto. Come sempre vi suggerisco anche una musica da mettere in sottofondo per la lettura. Ovviamente siete liberi di fregarvene, però è particolarmente adatto. E' un brano dal film "Il favoloso mondo di Ameliè".
Particolarmente adatto perchè Ameliè è uno stato mentale che conosco bene, e riaffiora negli ultimi giorni sempre più spesso...
Il tema, giusto, il tema è: sentirsi "l'altro"...

Devo dire che è una sensazione che conosco meglio di quanto non avrei mai desiderato.
Certo sentirsi "l'altro" può significare un sacco di cose. Ma nel mio caso è sempre signignificato sentirti altro dalla normalità.
E non perchè io mi sia mai sentita "non normale", ma solo perchè questo è il modo in cui ho sempre percepito che mi vedevano le persone.
Niente metafisica in questo, la spiegazione è semplicissima. Per il lavoro di mio padre, fin da piccolissima, non ho fatto altro che cambiare città. Nord, sud centro. Piccole città e metropoli, Italia o estero, non faceva differenza.
Ad agosto si sapeva la destinazione, e via, chiudere i bauli e partire. Nuovo giro, njuova corsa.
Io sono nata in Liguria, da un padre pugliese e una madre toscana. Non riesco nemmeno ad immaginare che accento potessi avere la prima volta che dalla liguria sono stata portata a Roma. So però che dal primo giorno ogni due parole che pronunciavo erano una risata dei miei compagni.
Ero l'altro. La cosa strana. Non perchè avessi niente di strano addosso, ne perchè io mi sentissi tale, ma erano gli altri a farmelo notare, a farmi sentire così.
I traslochi sono stati tanti, ma insomma la ligure nel percorso è approdata anche a Messina...
Ricordo benissimo una mattina, in seconda media, in cui si parlava in classe dell'unità d'italia, e dei problemi di integrazione che ebbero i siciliani per colpa dei pregiudizi. Ricordo gli sguardi dei miei compagni come se fossi io la colpevole di tutto...
Magari me lo sono immaginato, anzi probabile, però quel ricordo ce l'ho.
Per tutta la vita sono arrivata in un posto in cui io ero "l'altro" e gli altri erano "noi".

A 18 anni non sopportavo più quella sensazione. Certo ormai a molte dinamiche tipiche mi ero abituata, e non ci soffrivo più, ma avevo bisogno di trovare un noi.
Così quando ad agosto mia madre mi riferì che si andava a vivere a Bruxelles risposi "buon viaggio".
Ovviamente ne seguì una lotta furiosa. Dovevo fare il primo anno di università e mi avevano gia iscritto nella migliore facoltà di giurisprudenza belga.
Solo che io ero stanca, ed erano anni che dicevo ai miei che non avevo alcuna intenzione di studiare giurisprudenza.
Così usai quella che finora era stata la loro arma a mio favore. Ricordate? La Vale è forte. Beh in quel caso fu uno tzunami. li minacciai di denunciarli di sequestro di persona se mi avessero costretto ad andare con la forza. Ormai ero finalmente maggiorenne, e le scelte le prendevo io.
Furono giorni terribili, che iniziavano all'alba con urla furiose, e terminavano solo quando avevamo tutti finito la voce. Ma alla fine ebbi la meglio.
Ecco, è da allora che smisi di essere l'altro.
Finalmente Iniziai a sentirmi noi.
La lingua lunga ce l'ho, l'aggressività pure, così creai il noi più definito e ben governato che le mie risorse mi permetterssero.
Nel tempo avevo anche modificato il mio accento...
Da quel giorno sono passati quasi 14 anni. Nel frattempo sono diventata il noi? Veramente no.
A dire la verità non ero riuscita a tirarlo fuori nemmeno nell'intimità un noi, a dire il vero credo di essere considerata universalmente un pò strana, ache se almeno ora in senso buono.
Il mio accento è quasi romano...quasi nel senso che i romani mi chiedono ancora di dove sono, ma per tutti gli altri sono decisamente romana.

Perchè stasera me ne esco con queste regressioni quasi freudiane?
Perchè oggi mi sono successe due cose che mi hanno riportato a quello stato infantile dell'altro, e poco dopo ne sono stata tratta fuori con una dolcezza che poteva venire solo da chi non si rendeva conto di pronunciare parole per me magiche e profondissime. Parole che ad altri sarebbero suonate scontate, anzi che probabilmente non sarebbero nemmeno state registrate.
Io però vi voglio raccontare solo le prime, anche perchè almeno sdrammatizzo un pò questo post, che pur non volendolo anche stasera è caduto sul pesante.
Ebbene tutto nasce dal discutibile modo di Marrazzo di utilizzare il suo tempo libero. Penso che il fatto sia noto a tutti: Marrazzo, presidente del Lazio, ha ammesso di essere stato con un trans, trallaltro in compagnia di tanta neve bianca.
A me sinceramente è dispiaciuto solo per la sua famiglia, perchè al livello politico ultimamente ho una gran confusione. Tuttavia stamattina al bar mi è stata fatta una battuta "complimenti per il presidente della tua regione"
Niente, sono entrata in crisi. COme la mia regione?? Ma io vivo in Sardegna. Mica sono qui in trasferta per una settimana.
Io la Sardegna l'ho scelta, dopo travagliate settimane di riflessioni. E' stata una scelta ponderata, e ora sono qui.
Certo nn è che posso considerarmi Sarda. Insomma a dire la vertità, nessuno se la prenda, ma nemmeno ci tengo molto, però cavolo...quella frase mi ha fatto cadere in uno stato di insostenibile fragilità che avevo da tempo dimenticato.
Sono altro, sono fuori. Anzi più semplicemente, ancora una volta sono terza parte. Perchè in ognuno di noi c'è io, noi, e la terza parte.

Mi viene il dubbio che questo mio status non sia cronico e malato.
Non è che ne ho bisogno? Come a dire...voi pensate che essere normali sia essere "noi", mentre io sono così abituata ad essere la terza parte, che me la vado a cercare, perchè in fondo è quella la mia normalità?

Poi inaspettata, in questo mio caos, arriva quella frase, quel pensiero, che mi urla il contrario. li per li non l'ho notato...ma subito ho ripreso a sorridere.
E così stasera, dopo aver tanto pensato alle cose successe, mi rendo conto che devo smettere di farmi paranoie vittimiste.
No, non mi piace essere l'altro. Lo ho sempre odiato, e col senno di poi capisco anche di non esserlo mai stato veramente. ERo diversa certo, per piccolissime cose, ma non è mai esistito posto in cui la mia diversità non si trasformasse subito in "buffa" e poi in "simpatica" fino al non dovermi più definire con nient'altro che Vale.

Boh, quante persone saranno arrivate alla fine di questo post? Scusate, mi rendo conto che spesso divento noiosa, ma l'ho detto, questo blog a me serve. Qui tiro fuori, qui faccio lunghi percorsi emitivi, qui tiro fuori e abbandono.

Diciamo che dal momento che la mi terapista poverina ci ha lasciato, da allora parlo qui, invece che con lei.

Ora però non venite a chiedermi la parcella, che è un periodaccio

Notte notte amorini miei
La strega vi saluta e va fare le ninne.

venerdì 23 ottobre 2009

guardaroba emozionale



Lo so che come canzone è un pò scontata, ma a me ha sempre toccato il cuore.
Mi sembra giusto aggiornare questo blog, soprattutto dopo la scia di commenti al mio ultimo post lamentoso.

Anzi veramente credo che l'ultimo commento che ho ricevuto, di Old wayfarer, valga di essere messo in prima pagina:


La situazione lavorativa in Italia è sempre stata disastrosa. La necessità di emigrare fa parte oramai del nostro DNA. E' dalla fine dell'800 che lasciamo le nostre case, i nostri amici e i nostri amori a caccia di un lavoro che, lontano spesso da quello dei nostri sogni, può diventare quello della nostra vita.

E, con l’eccezione degli amanti dell’avventura, non è mai stata una scelta facile (per le donne, poi, non ne parliamo).
Né per chi va, né per chi resta.

Il rischio è che persone che si vogliono bene si allontanino affettivamente, oltre che fisicamente (e parlo per esperienza). I legami fra esseri umani non seguono le leggi biologiche del “tutto o nulla” ma quelle fisiche della continua trasformazione.
Lo strappo di chi parte e la frustrazione di chi resta (che magari non ha condiviso o non è stato partecipe della scelta) non sono colpe per nessuno. Per questo ci si può incontrare su terreni diversi da quelli usuali…



io non avrei trovato parole migliori per dirlo, magari anche perchè la sto ancora attraversando quella fase, e non ho la razionalità di metterla nero su bianco.

Quello che sto passando in questi giorni è una tempesta emozionale. In realtà nel quotidiano sorrido e sono abbastanza serena. In fondo la qualità della mia vita è notevolmente migliorata. Non avrei fatto questo grande passo se non fosse stato per questo.
Mentre scrivo ho come sottofondo le onde, stasera il mare è in tempesta, e gia questo per me è una ricchezza che non avrei mai pensato di avere.
Però dentro qualcosa brucia. Brucia quello che ho lasciato, e bruciano le conseguenze di ciò che ho invece trovato.

Fino a non moltissimo tempo fa non sapevo nemmeno in che regione si trovava oristano, e ora mi ci ritrovo a vivere.

E' facile? Assolutamente no.
Nella casa in cui sono ci sono troppi problemi, così sto per trasferirmi, e affrontare il secondo trasloco in meno di un mese.
E questo lo devo fare da sola.
Nel primo Daniele era con me.

Ora invece sono proprio sola, e nel prendere le mie scelte sto commettendo un sacco di errori. Ma ci sono, credo, anche scelte giuste.
Se devo fare un bilancio, sinceramente nel complesso è positivo, certo però a che prezzo?!

Oggi è arrivato mio padre, uomo di 62 anni con un'anca non funzionante, che per la figlia ha affrontato una notte in poltrona di un traghetto, e oggi come conseguenza zoppicava. L'ho lasciato solo tutto il giorno, perchè io dovevo lavorare.
Gli avevo lasciato le chiavi sotto lo zerbino.
Quando a fine giornata sono rientrata e l'ho trovato a casa mi veniva da piangere per quanto ero felice.
Mi ha abbracciato per più di 20 minuti. Siamo rimasti così, abbracciati...perchè lui sa.

Mi ha portato a mangiare fuori, e poi coccolata per tutta la sera. Mio padre ha fatto quello che sto facendo io prima di me. Prima di me è partito da solo per lavoro, per il bene di tutti, per il bene mio. Così quando ci siamo visti non ho dovuto spiegare nulla. Lui sapeva, e l'unica cosa che ha fatto è stato abbracciarmi a lungo, finchè il freddo che avevo nel cuore, che ho creato per poter fare tutto ciò, non è passato, e mi sono finalmente sentita al sicuro.

Ma ragazzi, io magari piango, frigno e faccio i capricci su questo blog, ma non lo faccio perchè abbia chissà quale dolore nel cuore. io sono convinta della mia scelta. SOno convinta che il lavoro sia parte fondante di una persona, e se dovevo passare dalla grande capitale ad una minuscola cittadina di un'isola per trovarlo, bej sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Io frigno in questo blog solo perchè in questo modo riesco a lasciare le frigne qui, e procedere col sorriso.
Metto qui quello che mi angoscia e ce lo lascio.
Insomma una specie di guardaroba dei dolori. Come quando entri in un locale stupendo in pieno inverno, e te lo vorresti godere, ma hai giacca e borsa che ti impediscono di ballare. La cosa più logica è cercare il guardaroba e lasciarceli.
Ecco cosa è questo blog per me, il guardaroba delle emozioni scomode. Le scrivo qui, e le deposito, in modo da poter affrontare tutto il resto a testa alta, e il mio sorriso a 80 denti.
Cavolo quanto rumore, quando dolore, per trovare un pò di pace...
....e dire che io, VOLEVO SOLO LAVORARE!!!

lunedì 19 ottobre 2009

Casca il mondo, casca la terra...



vengono da me, un giorno dopo un giorno, un anno dopo l’altro, vengono da me
Vengono da me, un giorno dopo uin giorno, un anno dopo l’altro, vengono da me

come non sapere? come non farsi fregare, come non potere avere niente da imparare, come non voler sapere quello che hai da dire, come non trovare mai la forza di affiorare

CASCA IL MONDO

CASCA LA TERRA

.......


…….

Ci sono certi giorni che sono più difficili di altri. Ci sono certi errori che hanno un prezzo maggiore di quello che c’era scritto sul cartellino, e azioni invece giuste, il cui costo sembra addirittura insormontabile.
Oggi le ho vissute tutte insieme.
Perché certe volte sembra che le persone si mettano tutte d’accordo per darti le brutte notizie nelle stesse tre ore?

E la cosa più terribile, è il leit motiv di tutto quello che mi sono sentita dire oggi: ma tu sei forte.
Ma chi cappero ve l’ha detto che sono forte??? E cmq cosa vuol dire? Siccome io sono forte devo soffrire più degli altri? Ma che fregatura sarebbe?? E’ tutta la vita che me lo sento dire. Chi ci rimette sono sempre io, se si deve togliere qualcosa a qualcuno lo si toglie a me, perché tanto io sono forte.
Uè, sono forte, mica un automa. Soffro anche io, come tutti, e accumulo. Da circa 31 anni accumulo. E non lo sopporto più di essere sempre in fondo alla lista della spesa, perché tanto io pago di meno. Ma non è vero!! Io non pago di meno, pago come gli altri, la forza che vedete voi non sta nel non soffrire, ma solo nel sapero nascondere meglio.

E cmq, fatto sta, che anche stasera mi trovo a fare quello che faccio da sempre: farmi forza, e voltare un’altra pagina.

Solo che non capisco. Quando ero piccola mi sembrava che i più forti fossero quelli che erano in cima alla lista, mentre nella realtà mi accorgo che se facessi un po’ più di moine, abbassassi più spesso lo sguardo, e cedessi più facilmente, solo così, sarei in cima alla lista.

Cosa mi è successo oggi? Negli ultimi mesi ho preso scelte che non avrei mai voluto mai prendere. Ho lasciato cose, e persone che mai nella vita avrei voluto lasciare. Io amo Roma, l’ho sempre amata. Adoro il suo casino e anche le sue puzze. Amavo la mia casa, e l’uomo che mi ci aveva portato dentro. Solo che di quella casa ero diventata una prigioniera, per colpa, certo, del lavoro.
I soldi che non bastavano mai. Sapete cosa ho fatto questa estate? I salti mortali per pagare una bolletta della luce. Ecco perché ero sempre li, ecco perché le mie crisi isteriche, perché cercavo di non farmi staccare la luce.

I soldi non fanno la felicità??? Ma chi lo ha detto? Avete mai provato cosa vuol dire avere una laurea, un master, un universo di volontà e esperienze, e niente per comprare da mangiare?
E così che tutto va a puttane, e così che cerchi altro.
Solo che io in queste cose mi sa che non sono brava, e quando cerco cerco male.
Cerco dove non dovrei guardare.
E così, gli errori hanno un prezzo doppio, e le scelte giuste si pagano come un prestito da uno strozzino.

Ma la Vale è forte, Vale si riprende.
E’ tutta la sera che combatto con queste parole: ma tu sei forte.
E’ tutta la vita anzi.

E se io fossi stanca?Possibile che non possa mai tirare il fiato?
Ragazzi lo so, sono mesi che mi lamento e basta. Non vedo l’ora di cambiare tono. Ma insomma io questo blog non lo scrivo per diventare famosa o raccogliere approvazione, lo scrivo solo per sfogare quelle cose che altrimenti non trovo le parole per dire.

Oggi devo chiedere scusa, perché con le mie scelte degli ultimi mesi ho provocato un dolore che davvero non avrei voluto causare.
A me per prima.
Ma non solo.
Oggi sto rivedendo la mia vita, e cerco di capire come mai certe cose succedano sempre a me.
Cerco di prendermi le mie colpe, perché accusare altri sarebbe troppo facile, e non sono per me le strade facili.
Oggi cerco di capire come affrontare la prossima settimana, in una città in cui non so nemmeno dove trovare una farmacia. In una città in cui mi perdo in continuazione, e a me non era mai successo di perdermi da nessuna parte, e di città ne ho viste tantissime. Non ho nemmeno ancora trovato un’edicola. Ieri sono rimasta a piedi con la macchina, e niente, sono rimasta li. Non sapevo chi chiamare, cosa fare. Sono solo rimasta li a pensare al perché mi trovassi in quella situazione.
Sono davvero così forte? Fatto sta che sono stata recuperata da un meccanico gay che mentre mi faceva ripartire la macchina mi raccontava di quanto è stronzoil suo ragazzo. E poi sono ripatita, piangendo, come una bambina col ginocchio sbucciato…

C’è qualcosa che non capisco di questa città, e di chi la abita. Qualcosa che mi sfugge e per cui continuo a perdermi e sentirmi così persa.

Cosa c’entra questo col blog? Non sarei mai venuta qui se non fosse stato per il lavoro.
Domani dovrò tirere fuori il migliore dei miei sorrisi, mentre dentro mi sentirò così persa.
Faccio la donna, mentre dentro non sono altro che una bambina terrorizzata.

Mi sento così persa.

In fondo, se non riesco mai ad essere felice, sicuramente è colpa mia. Devo solo capire cosa sbaglio. E possibilmente farlo in fretta.

Persa
Persa
Persa

….vorrei così tanto una mano che mi prendesse e mi tirasse fuori da questo casino
Ma Vale è forte, Vale si rialza da sola.

Che grandissima cazzata.
Sono letteralmente in ginocchio. Ho gli occhi gonfi e la testa che mi scoppia.
Cazzo io volevo solo lavorare. Ma quanto devo pagare per vivere una vita dignitosa? Quanto dolore ancora potrò reggere?

Stasera mi hanno mandato una foto di un giorno in cui ero felice:



Buona notte, che la vostra sia migliore della mia.