lunedì 14 dicembre 2009

addio

Questo sarà sicuramente uno degli ultimi posto su questo blog.
La ragione è la stessa per cui ho chiuso l'altro: quando troppa gente inizia a collegare quello che c'è scritto qui con la persona che nel real la scrive, io non riesco più a scrivere.
Prima di chiudere vorrei lasciare un pensiero, che in fondo è stato guida, ed è sempre guida, della mia vita...

...è il conflitto tra razionalità e quella dimensione infantile e fiabesca che è l'essere umano.
Secondo il pensiero corrente l'evoluzione consisterebbe nell'esserci disfatti della magia che popolava il nostro mondo nei secoli addietro, ed averla sostituita con la razionalità.
Fate, streghe e leggende sono state sostituite da formule, calcoli e...in fin dei conti, bilanci.
Al caldo emotivo si è sostituito il bilancio. L'azienda guadagna o perde, le cose danno rientro o meno. Tutte.
Eppure non è così che è cresciuto l'essere umano. Ma è così che sta finendo.
Nessuno si ricorda che siamo respiro, e una grande quantità di altre cose che non sono ne misurabili ne obiettivamente valutabili.
La logica ci fa sentire bene.
Le convenzioni ci tranquillizzano.
In sociologia la prima cosa che ti spiegano è il perchè tendiamo tutti a categorizzare e comportarci nel rispetto delle norme sociali. Lo facciamo perchè siamo terrorizzati.
L'idea di restare soli è per l'uomo peggiore dell'idea di nn mangiare.
Le nostre azioni seguono questa logica.
Categorizziamo perchè la realtà è troppo complessa da capire, e senza categorie in cui analizzarla ci perderemmo nel vuoto di noi stessi.
Razionalizziamo per dare delle motivazioni.
Eppure, siamo così tanto più di questo. Ma è difficile parlare di tutto quello che c'è dietro. E' difficile anche solo accettarlo quello che sentiamo dietro.
Magia, paura, favole e mostri. Le abbiamo tutti dentro, eppure è come se ci fosse una forza misteriosa che ci impedisce anche solo di prenderle in considerazione.

Beh io sono strana e questo ormai è chiaro a tutti. E quella forza misteriosa è padrona della mia vita. Anzi mi correggo, sono io che ho deciso di seguire quella forza, invece della grande razionalità che in fondo domina il mio carattere.
Viviere o sopravvivere?
Aspettare o sfidare?
Sognare o misurare?

La cosa strana è che il mio lavoro è da sempre estremamente razionale. Un calcolo, niente di più. Io non volevo fare questo. Ma mio padre decise che assecondare la mia natura sognatrice sarebbe stato un danno per me. In fondo, diceva, ero nata fuori da ogni crisma, e l'unica cosa ragionevole era cercare di riportarmi sul binario della normalità.
A 14 anni mi segnò al classico, ma io volevo fare l'artistico. DAlla prima elementare ero sempre stata la prima della classe, ma mi feci bocciare sperando che mi lasciassero vievere nel mio mondo. Dopo la bocciatura mi segnò allo scentifico. Dalla padella alla brace.
E qui arriviamo al perchè di questo blog. Perchè una persona che vive sulla lama? Borderline, così mi definiscono gli psicologi. Vivo su quel bordo sottile che separa il mondo razionale dal mondo di fate e vampiri.
Forse se mi avessero permesso di coltivare il mondo che avevo nella testa oggi avrei un blog di design e pittura.
Invece ne ho uno che si domanda perchè le cose non vadano mai come dovrebbero andare.
Lo chiudo, anche perchè ho capito che non è vero che volevo solo lavorare.

In realtà il problema è che ero in un mondo che non volevo. Uno fatto di numeri, rendimenti, statistiche ecc ecc
CI credete? Io sono stata per molto tempo una creatice di indici.
Creare un indice è un'operazione complessa, che richiede una combinazione di logica e astrattismo. Per me ogni indice è una violenza fisica. Razionalità e metafisica. Misurare l'immisurabile. Una violenza.
Ora non ne faccio più, di indici.
QUesta è una delle cose che volevo, smettere di dover declinare l'immisurabile con la matematica.
In fondo è un pò quello che ho fatto della mia vita. Schemi, matematica, indici, e convenzioni...tutte cose che ho dovuto imparare a forza.
Oggi dipingo, finalmente, come sempre ho fatto, ma negli scampoli di tempo. Oggi lo faccio quasi tutte le sere.
Oggi scrivo, certo non qui, ma scrivo tutte le cazzate che mi frullano per la testa.
Oggi il lavoro è ancora numeri, ma per questo non credo sia possibile fare niente.
Tuttavia, sono venuta nella terra degli dei, imbevuta di leggende e tradizioni. Una terra in cui gli elementi naturali sono ancora padroni, e la gente sembra ricordare quelle antiche leggende.
Sono gli schemi mentali ad essere diversi, e la grammatica e la semantica ne sono conseguentemente suscettibili.
Io volevo lavorare. E il lavoro l'ho trovato.
Volevo anche sognare, e ho trovato anche quel diritto.
Volevo una casa che non mi costasse sacrifici, e anche quella l'ho trovata.
Volevo un lavoro che mi permettesse anche di lasciare la mia anima strega libera di esprimersi. E l'ho trovata.

Ho passato i miei primi 32 anni a piangere, schiava di una vita che sentivo profondamente sbagliata e fredda.
Oggi ho trovato buona parte di quello che volevo. E così, penso che potrò anche chiudere questo blog.
Ne aprirò altri certo, io ho bisogno di scrivere così come di respirare.
Ma non lo troverete.

Penso di potervi lasciare con un consiglio: vivete gente, rischiate, piagete, lottate, e sappiate anche perdere.
C'è un film che amo in cui c'è una frase che ho fatto mia maestra di vita:
hai 5 minuti per crogiolarti nelle deliziose voluttuosità della sofferenza
goditela, abbracciala
abbandonala
e procedi!



vivete così, e non dimenticate mai che noi non siamo razionalità, convenzione, matematica. Siamo sogno, emozione, fantasia e illogicità. Quello che domina la nostra vita è l'emozione, e non c'è niente di razionale nelle emozioni, niente di etichettabile.

Buona vita a tutti.

Love

lunedì 30 novembre 2009

cambio prospettiva...

Pian pianino sto ricostruendo tutto....
ho rimesso i post che avevo nascosto e ora vi spiego anche cosa era successo:

...il punto è che tra le cose da affrontare con il trasloco troppo spesso non considero che la differenza nel vivere qui non consiste solo nelle strade o nell'accento, ma sono gli schemi mentali, le dinamiche quotidiane ad essere profondamente diverse.
Nel caso specifico, molto innocentemente, essendo abituata io ad essere un puntino in una grande città, e quindi per definizione assolutamente anonima e inritracciabile, avevo lasciato nel blog indicazioni personali abbastanza precise.
Rintracciarmi qui però, anche solo con la foto del giardino che avevo messo è cosa semplice come trovare l'auditorium a Roma (chi vive a Roma sa cosa intendo...c'è un cartello auditorium ogni tre metri da l'olgiata ad anagnina)

Chi potrebbe cercarmi tuttavia? In effetti pensavo nessuno, quantomeno nessuno di cui debba preoccuparmi, invece caso ha voluto che google abbia tirato fuori il mio blog in seguito alla ricerca...diciamo di donnine disponibili proprio nel paesino in cui mi ero stabilita io.

Questo lo so perchè nelle statistiche del blog mi fa vedere anche come le persone sono arrivate al mio blog, e quindi quali parole inserite nei motori di ricerca vi hanno portato qui.

Insomma, leggendo che ero uscita fuori ad una persona che non cercava esattamente un racconto da leggere, ma cose ben più serie, e rendendomi conto di come uscisse il fatto che vivevo sola e dove, me la sono fatta addosso :P

Fortunatamente però avevo gia deciso di lasciare quella casa, era troppo isolata per me, e quindi negli stessi giorni ho fatto il secondo trasloco nel giro di due mesi.

A parte il fatto che ormai sono Ms Muscolo, a forza di caricare e scaricare scatole, ma adesso ho imparato la lezione: questa città è in pratica un paesone, ed è decisamente l'ora che inizi a muovermi con maggiore discrezione.


Beh questo è tutto

A presto ciccifrulli
la precaria saluta

domenica 15 novembre 2009

Tanti auguri

Quante cose che dovrei scrivere. Ad esempio perchè ero sparita, ciao sono tornata, ecc ecc

beh non mi va, stasera ho solo voglia di scrivere e nessuna di spiegare. Stasera sono incastrata sul pensiero dei giorni speciali. Avete presente? Compleanni, anniversari, natale, capodanno, ecc ecc
Stasera vorrei parlare dell'inutilità e diciamo "semiotica" dei giorni speciali, se vi va, seguitemi e ditemi cosa ne pensate...

La mia riflessione è semplice: che senso hanno? Io l'unica cosa bella che ci vedo è che non si lavora. Ma probabilmente è proprio quello il loro significato, e la ragione della loro nascita.
ALmeno per natale e cavolate simili.
Ma i compleanni? Ma cosa festeggiamo?
Mio padre ogni compleanno della mia vita è riuscito a renderlo un momento di pessimismo.
Ad esempio l'anno in cui feci 29 anni mi chiamò per farmi presente che ero appena entrata nel mio trentesimo anno e ancora non avevo concluso niente.
Non potendo obbiettare sul secondo punto, iniziai una infervorata discussione sulla prima parte, e cioè che entravo nei 30
insomma ne compivo 29
facendo i conti dovetti però accettare che aveva ragione...entravo nei trenta.
E soprattutto
non avevo ancora concluso niente.
Tanti auguri insomma.
E cmq se festeggio 29, 15 o 70 anni...mica è un merito.
Vabe qualche mese fa sono stata ad un compleanno di una 100enaria.
QUello in effetti sembrava da festeggiare...non fosse stato che alla mia domanda "rosina è contenta di festeggiare i suoi 100 anni" Rosina ha risposto "sono stanca quand'è che muoio? E cmq tu chi sei? Sta a attenta a non peccare che il diavolo ti si porta"

Ecco, dicamo che Rosina "tu chi sei" me l'ha chiesto per tre anni. Ogni volta glielo spiegavo, capiva li per li, e diceva di volermi bene, però poi sempre la stessa domanda. Rosina c'è...la sua testa un pò meno.
Anche in questo caso dunque non saprei se sia davvero da festeggiare.

Ma parliamo anche del natale, visto che si avvicina.
Questo natale io per la prima volta dormirò dai miei genitori. SOno così eccitati che mi spavenano.
Non dormo a casa dei miei da più di 10 anni...e non so perchè ma per loro è una cosa insopportabile. Non capisco cosa possa significare, insomma mentre dormo mica sono con loro, mica parliamo...eppure sembra che sia tutto.
Probabilmente non lo capisco perchè non ho figli.
Cmq mi fanno paura, mi sembrano un uomo che corteggia una donna per 10 anni che non gliela da mai, e ora sa che la avrà in una data predefinita.
Inizio ad avere l'ansia da prestazione...saprò dormire come vogliono loro? Andrò a letto quando li renderà felici? E al risveglio riuscirò a non tirargli addosso un cuscino pensando che siano le mie gatte?

Poi sul natale ne avrei altre mille, ma insomma me le tengo per quando ci entreremo più nel caldo.

Una cosa bella però c'è nel natale, ed è come lo passiamo a casa mia.
Noi siamo 4
solo 4
sempre stati 4
niente di più
si pranza anche abbastanza in fretta, il menù prevede tortellini in brodo fatti a mano e lesso di polpettone e pollo in salsa e purea.
Da sempre che mi ricordi.
Dopo di che tutti davanti al camino a sonnecchiare.
Ecco quello è il momento più bello.
Insomma, il natale a casa mia è un giorno di puro relax. Nessun rumore, nessuna fatica. SI mangia leggero e poi ci si gode un giorno di puro relax tutti accoccolati l'uno sull'altro davanti al camino.
Il tempo si ferma, il mondo resta fuori. E torniamo tutti a quel momento di felicità in cui niente può nuocerci, niente può entrare. I telefoni sono muti perchè tutto il resto del mondo è impegnato in grandi festeggiamenti. Ma da noi no, da noi regna la pace.

E' il riposo dei guerrieri. Che sia per questo che i miei bramano tanto che dorma da loro? Per avere quel riposo? Tutti a casa, tutti sotto lo stesso tetto. Il camino che schioppetta, sul fuoco i panegacci liguri, mia madre che come sempre bisbiglia e mio padre che ormai ci sente poco o niente che fa finta di capire.
Io e mio fratello li guardiamo, sorridiamo, e tutti ci addormentiamo così, sui divani di fronte al camino.

Ma si va, in fondo queste feste un senso ce l'hanno...basta ricordarselo.

E poi...è il momento di fare degli auguri...

Non hanno granchè senso è vero, almeno finchè non siamo noi a darglielo.
Allora si che hanno un significato profondo.

Un buon non compleanno e non natale a tutti.
V'



giovedì 29 ottobre 2009

sospensione blog

AVVISO:
E' successa una cosa per cui sono costretta a chiudere il blog e nascondere temporaneamente tutto quanto detto nell'ultimo mese.

Il blog tonerà online domenica 29 con la spiegazione di questa sospensione.

Scusate, intanto stasera finisco il tralsoco ;)




Inserisci il resto del post qui

mercoledì 28 ottobre 2009

Se c'è una cosa che è immorale....

....è la banalità.



stasera parlo con parole d'altri. Le mie le ho messe nel ripostiglio, perchè erano troppo impazzite e si abbuffavano l'un l'altra


Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

lunedì 26 ottobre 2009

Essere normali....

"Ci vuole tempo
per tirare fuori la gioia dalla vita."



Oggi vorrei parlare di un tema a me molto caro e noto. Come sempre vi suggerisco anche una musica da mettere in sottofondo per la lettura. Ovviamente siete liberi di fregarvene, però è particolarmente adatto. E' un brano dal film "Il favoloso mondo di Ameliè".
Particolarmente adatto perchè Ameliè è uno stato mentale che conosco bene, e riaffiora negli ultimi giorni sempre più spesso...
Il tema, giusto, il tema è: sentirsi "l'altro"...

Devo dire che è una sensazione che conosco meglio di quanto non avrei mai desiderato.
Certo sentirsi "l'altro" può significare un sacco di cose. Ma nel mio caso è sempre signignificato sentirti altro dalla normalità.
E non perchè io mi sia mai sentita "non normale", ma solo perchè questo è il modo in cui ho sempre percepito che mi vedevano le persone.
Niente metafisica in questo, la spiegazione è semplicissima. Per il lavoro di mio padre, fin da piccolissima, non ho fatto altro che cambiare città. Nord, sud centro. Piccole città e metropoli, Italia o estero, non faceva differenza.
Ad agosto si sapeva la destinazione, e via, chiudere i bauli e partire. Nuovo giro, njuova corsa.
Io sono nata in Liguria, da un padre pugliese e una madre toscana. Non riesco nemmeno ad immaginare che accento potessi avere la prima volta che dalla liguria sono stata portata a Roma. So però che dal primo giorno ogni due parole che pronunciavo erano una risata dei miei compagni.
Ero l'altro. La cosa strana. Non perchè avessi niente di strano addosso, ne perchè io mi sentissi tale, ma erano gli altri a farmelo notare, a farmi sentire così.
I traslochi sono stati tanti, ma insomma la ligure nel percorso è approdata anche a Messina...
Ricordo benissimo una mattina, in seconda media, in cui si parlava in classe dell'unità d'italia, e dei problemi di integrazione che ebbero i siciliani per colpa dei pregiudizi. Ricordo gli sguardi dei miei compagni come se fossi io la colpevole di tutto...
Magari me lo sono immaginato, anzi probabile, però quel ricordo ce l'ho.
Per tutta la vita sono arrivata in un posto in cui io ero "l'altro" e gli altri erano "noi".

A 18 anni non sopportavo più quella sensazione. Certo ormai a molte dinamiche tipiche mi ero abituata, e non ci soffrivo più, ma avevo bisogno di trovare un noi.
Così quando ad agosto mia madre mi riferì che si andava a vivere a Bruxelles risposi "buon viaggio".
Ovviamente ne seguì una lotta furiosa. Dovevo fare il primo anno di università e mi avevano gia iscritto nella migliore facoltà di giurisprudenza belga.
Solo che io ero stanca, ed erano anni che dicevo ai miei che non avevo alcuna intenzione di studiare giurisprudenza.
Così usai quella che finora era stata la loro arma a mio favore. Ricordate? La Vale è forte. Beh in quel caso fu uno tzunami. li minacciai di denunciarli di sequestro di persona se mi avessero costretto ad andare con la forza. Ormai ero finalmente maggiorenne, e le scelte le prendevo io.
Furono giorni terribili, che iniziavano all'alba con urla furiose, e terminavano solo quando avevamo tutti finito la voce. Ma alla fine ebbi la meglio.
Ecco, è da allora che smisi di essere l'altro.
Finalmente Iniziai a sentirmi noi.
La lingua lunga ce l'ho, l'aggressività pure, così creai il noi più definito e ben governato che le mie risorse mi permetterssero.
Nel tempo avevo anche modificato il mio accento...
Da quel giorno sono passati quasi 14 anni. Nel frattempo sono diventata il noi? Veramente no.
A dire la verità non ero riuscita a tirarlo fuori nemmeno nell'intimità un noi, a dire il vero credo di essere considerata universalmente un pò strana, ache se almeno ora in senso buono.
Il mio accento è quasi romano...quasi nel senso che i romani mi chiedono ancora di dove sono, ma per tutti gli altri sono decisamente romana.

Perchè stasera me ne esco con queste regressioni quasi freudiane?
Perchè oggi mi sono successe due cose che mi hanno riportato a quello stato infantile dell'altro, e poco dopo ne sono stata tratta fuori con una dolcezza che poteva venire solo da chi non si rendeva conto di pronunciare parole per me magiche e profondissime. Parole che ad altri sarebbero suonate scontate, anzi che probabilmente non sarebbero nemmeno state registrate.
Io però vi voglio raccontare solo le prime, anche perchè almeno sdrammatizzo un pò questo post, che pur non volendolo anche stasera è caduto sul pesante.
Ebbene tutto nasce dal discutibile modo di Marrazzo di utilizzare il suo tempo libero. Penso che il fatto sia noto a tutti: Marrazzo, presidente del Lazio, ha ammesso di essere stato con un trans, trallaltro in compagnia di tanta neve bianca.
A me sinceramente è dispiaciuto solo per la sua famiglia, perchè al livello politico ultimamente ho una gran confusione. Tuttavia stamattina al bar mi è stata fatta una battuta "complimenti per il presidente della tua regione"
Niente, sono entrata in crisi. COme la mia regione?? Ma io vivo in Sardegna. Mica sono qui in trasferta per una settimana.
Io la Sardegna l'ho scelta, dopo travagliate settimane di riflessioni. E' stata una scelta ponderata, e ora sono qui.
Certo nn è che posso considerarmi Sarda. Insomma a dire la vertità, nessuno se la prenda, ma nemmeno ci tengo molto, però cavolo...quella frase mi ha fatto cadere in uno stato di insostenibile fragilità che avevo da tempo dimenticato.
Sono altro, sono fuori. Anzi più semplicemente, ancora una volta sono terza parte. Perchè in ognuno di noi c'è io, noi, e la terza parte.

Mi viene il dubbio che questo mio status non sia cronico e malato.
Non è che ne ho bisogno? Come a dire...voi pensate che essere normali sia essere "noi", mentre io sono così abituata ad essere la terza parte, che me la vado a cercare, perchè in fondo è quella la mia normalità?

Poi inaspettata, in questo mio caos, arriva quella frase, quel pensiero, che mi urla il contrario. li per li non l'ho notato...ma subito ho ripreso a sorridere.
E così stasera, dopo aver tanto pensato alle cose successe, mi rendo conto che devo smettere di farmi paranoie vittimiste.
No, non mi piace essere l'altro. Lo ho sempre odiato, e col senno di poi capisco anche di non esserlo mai stato veramente. ERo diversa certo, per piccolissime cose, ma non è mai esistito posto in cui la mia diversità non si trasformasse subito in "buffa" e poi in "simpatica" fino al non dovermi più definire con nient'altro che Vale.

Boh, quante persone saranno arrivate alla fine di questo post? Scusate, mi rendo conto che spesso divento noiosa, ma l'ho detto, questo blog a me serve. Qui tiro fuori, qui faccio lunghi percorsi emitivi, qui tiro fuori e abbandono.

Diciamo che dal momento che la mi terapista poverina ci ha lasciato, da allora parlo qui, invece che con lei.

Ora però non venite a chiedermi la parcella, che è un periodaccio

Notte notte amorini miei
La strega vi saluta e va fare le ninne.

venerdì 23 ottobre 2009

guardaroba emozionale



Lo so che come canzone è un pò scontata, ma a me ha sempre toccato il cuore.
Mi sembra giusto aggiornare questo blog, soprattutto dopo la scia di commenti al mio ultimo post lamentoso.

Anzi veramente credo che l'ultimo commento che ho ricevuto, di Old wayfarer, valga di essere messo in prima pagina:


La situazione lavorativa in Italia è sempre stata disastrosa. La necessità di emigrare fa parte oramai del nostro DNA. E' dalla fine dell'800 che lasciamo le nostre case, i nostri amici e i nostri amori a caccia di un lavoro che, lontano spesso da quello dei nostri sogni, può diventare quello della nostra vita.

E, con l’eccezione degli amanti dell’avventura, non è mai stata una scelta facile (per le donne, poi, non ne parliamo).
Né per chi va, né per chi resta.

Il rischio è che persone che si vogliono bene si allontanino affettivamente, oltre che fisicamente (e parlo per esperienza). I legami fra esseri umani non seguono le leggi biologiche del “tutto o nulla” ma quelle fisiche della continua trasformazione.
Lo strappo di chi parte e la frustrazione di chi resta (che magari non ha condiviso o non è stato partecipe della scelta) non sono colpe per nessuno. Per questo ci si può incontrare su terreni diversi da quelli usuali…



io non avrei trovato parole migliori per dirlo, magari anche perchè la sto ancora attraversando quella fase, e non ho la razionalità di metterla nero su bianco.

Quello che sto passando in questi giorni è una tempesta emozionale. In realtà nel quotidiano sorrido e sono abbastanza serena. In fondo la qualità della mia vita è notevolmente migliorata. Non avrei fatto questo grande passo se non fosse stato per questo.
Mentre scrivo ho come sottofondo le onde, stasera il mare è in tempesta, e gia questo per me è una ricchezza che non avrei mai pensato di avere.
Però dentro qualcosa brucia. Brucia quello che ho lasciato, e bruciano le conseguenze di ciò che ho invece trovato.

Fino a non moltissimo tempo fa non sapevo nemmeno in che regione si trovava oristano, e ora mi ci ritrovo a vivere.

E' facile? Assolutamente no.
Nella casa in cui sono ci sono troppi problemi, così sto per trasferirmi, e affrontare il secondo trasloco in meno di un mese.
E questo lo devo fare da sola.
Nel primo Daniele era con me.

Ora invece sono proprio sola, e nel prendere le mie scelte sto commettendo un sacco di errori. Ma ci sono, credo, anche scelte giuste.
Se devo fare un bilancio, sinceramente nel complesso è positivo, certo però a che prezzo?!

Oggi è arrivato mio padre, uomo di 62 anni con un'anca non funzionante, che per la figlia ha affrontato una notte in poltrona di un traghetto, e oggi come conseguenza zoppicava. L'ho lasciato solo tutto il giorno, perchè io dovevo lavorare.
Gli avevo lasciato le chiavi sotto lo zerbino.
Quando a fine giornata sono rientrata e l'ho trovato a casa mi veniva da piangere per quanto ero felice.
Mi ha abbracciato per più di 20 minuti. Siamo rimasti così, abbracciati...perchè lui sa.

Mi ha portato a mangiare fuori, e poi coccolata per tutta la sera. Mio padre ha fatto quello che sto facendo io prima di me. Prima di me è partito da solo per lavoro, per il bene di tutti, per il bene mio. Così quando ci siamo visti non ho dovuto spiegare nulla. Lui sapeva, e l'unica cosa che ha fatto è stato abbracciarmi a lungo, finchè il freddo che avevo nel cuore, che ho creato per poter fare tutto ciò, non è passato, e mi sono finalmente sentita al sicuro.

Ma ragazzi, io magari piango, frigno e faccio i capricci su questo blog, ma non lo faccio perchè abbia chissà quale dolore nel cuore. io sono convinta della mia scelta. SOno convinta che il lavoro sia parte fondante di una persona, e se dovevo passare dalla grande capitale ad una minuscola cittadina di un'isola per trovarlo, bej sono convinta di aver fatto la scelta giusta. Io frigno in questo blog solo perchè in questo modo riesco a lasciare le frigne qui, e procedere col sorriso.
Metto qui quello che mi angoscia e ce lo lascio.
Insomma una specie di guardaroba dei dolori. Come quando entri in un locale stupendo in pieno inverno, e te lo vorresti godere, ma hai giacca e borsa che ti impediscono di ballare. La cosa più logica è cercare il guardaroba e lasciarceli.
Ecco cosa è questo blog per me, il guardaroba delle emozioni scomode. Le scrivo qui, e le deposito, in modo da poter affrontare tutto il resto a testa alta, e il mio sorriso a 80 denti.
Cavolo quanto rumore, quando dolore, per trovare un pò di pace...
....e dire che io, VOLEVO SOLO LAVORARE!!!