sabato 6 novembre 2010

Adiosu

Torno a scrivere prima che la mia assenza scateni la fine del mondo.
Il fatto che io non scriva più viene avvertito nella vita reale come un evento significativo.
O è il contrario?
Comunque oggi ho letto questa cosa:
Secondo il motore di ricerca Technorati, su internet esistono più di cento milioni di blog. Questo farebbe pensare che l’autoespressione stia andando forte in tutto il mondo. Invece no: il 94 per cento dei blog non viene aggiornato da almeno quattro mesi. 


Allora io non rientravo nei 4 mesi,  ma ero sulla buona strada della salvezza.
Però vedo che in coincidenza con il silenzio della mia autodepressione la gente rimane un pò disorientata, quindi ho pensato di mettere tutti i cuori a tacere.
Non ho più scritto per la semplice ragione che non volevo.
E non volevo per la semplice ragione che mi sono stancata che la gente che ho intorno si faccia paranoie su quello che scrivo.
Ecco, tutto qui.
Quindi state tutti tranquilli, sto sempre male, non vi preoccupate che per sbaglio io possa essere felice, 
ho solo cambiato il modo di autoflagellarmi (?)


Che poi dai nessuno (tranne uno) ha mai capito niente di quello che scrivo.
Quindi in fondo questo blog non ha mai avuto una vera ragione di esistere tranne una.
Cade quella, cade tutto.
Perchè sia caduta quell'unica ragione? La risposta si chiama crescere.


Così stanotte, epilogo di una giornata come mai avrei potuto prevedere, chiudo definitamente questo blog.


Da oggi in poi se vorrete sapere come sto dovrete chiedermelo, preferibilmente davanti ad un bicchiere di birra.


E' giusto così.


Chiamatela crescita
chiamatela guarigione
chiamatela un pò come cazzo vi pare
ma io vi saluto qui.






....


A 16 anni andavo sempre con un amico in cima ad una collina, lontano dalla città, lontano da tutto.
Andavamo li per non sentire rumore.
Fumavamo e poi rimanevamo li sdraiati, sull'erba, lontani da tutto, con la capitale davanti piccola piccola.
Gli aerei ci passavano sulla testa, e lui mi ripeteva spesso che sarebbe stato interessante se uno di quegli aerei fosse caduto sulla città.
La maggior parte delle persone che avrebbe ucciso sarebbe morta senza aver vissuto un solo istante della propria vita.
Ma noi dovevamo trovare il coraggio di viverla, quella vita.


Anni dopo, passeggiavamo, io e Riccardo, davanti all'ultima meraviglia dell'architettura romana, 
il meraviglioso e da me amatissimo Auditorium di roma
a pochi metri dalla mia casa di giovane studentessa
mi lamentavo con lui, 
di una vita che mi ha sempre lasciato solo amaro
e riportandomi con un solo sguardo su quella collina della provincia romana
mi disse che avrei dovuto smattere aspettare di essere felice in quel preciso istante
perchè se non smettevo subito avrei passato la vita come tutte quelle persone
che aspettavano solo la caduta di quel vecchio aereo
per poter smettere di aspettare di vivere.


Passiamo la vita aspettando quel qualcosa speciale che ci renderà felici, senza accorgerci che ce l'abbiamo proprio sotto al naso.
Io ne so molto di questo errore.


Riccardo, mio fratello di sangue, non lo sa
ma è da quel giorno che cerco di fare il possibile perchè il giorno in cui quell'aereo cadrà
io possa vedermelo piombare addosso col sorriso.


Chiudere questo blog è un passo necessario alla costruzione di quel sorriso.


Così è arrivato il momento di dirci addio.



Buona vita a tutti, e ricordatevi di viverla con coraggio, onestà, passione
ricordatevi di non temere il dolore 

ricordatevi che evitare il dolore significa portarselo dietro per sempre

ne abbiamo una sola di questa vita
non la sprecate per paura di soffrere

non può esistere sofferenza peggiore dell'averla vissuta in sordina.
E ve lo dice una pianista con ormai (povera me) 25 anni di sordina inserita
(pare che in fondo io sia una pessima pianista, oppure la gente non sa apprezzare le scale)

E' una vita che suono di nascosto, dipingo con rammarico, amo con vergogna.

Ho sempre predicato
mai in fondo veramente vissuto
sempre presa da mille debolezze
vergogne.

Ho così tanta gente che mi chiede un quadro, 
e io non ho mai avuto il coraggio di farne uscire uno solo da casa mia
me li porto tutti dietro da città in città nella vergogna di non saper dipingere,
così come non riesco più a suonare  di fronte a qualcuno da quando a 15 anni mi dissero che nessuno aveva mai stravolto Chopin come me
così come sono stata capace di perdere l'amore per la vergogna di provarlo
così come ho sempre predicato di vivere
senza mai aver trovato il coraggio di farlo veramente.



non fate come me

questo è il mio augurio
questo il mio saluto
suonate come foste Beethoven
disegnate come foste Kandinsky
amate come foste VIVI


Love you all


*****************


Medea
goes
Off Line